Nessun numero
è una scatola nera.
DAG Consilium elabora previsionali di bilancio per PMI italiane — proiezione triennale di Conto Economico, Stato Patrimoniale e Cash Flow — in cui ogni voce è riconducibile, lungo una catena esplicita, a un dato storico verificato o a un'assunzione dichiarata. Se un valore non è tracciabile, non entra nel report.
Il filo di tracciabilità: la struttura di ogni report DAG Consilium.
Scopo e principio guida
Un previsionale vale quanto le sue assunzioni, non quanto l'eleganza dell'output. Per questo ogni numero nei nostri report ha una provenienza dichiarata: un bilancio depositato, una fonte istituzionale, un'ipotesi del management sottoposta a verifica di plausibilità.
Il risultato non sono soltanto numeri, ma numeri con un'etichetta di quanto fidarsi di essi: un punteggio sintetico di affidabilità e una serie di flag che segnalano dove le fonti convergono e dove divergono.
Esempio di catena causale su un driver ricavi. Ogni driver del report è ricostruibile nello stesso modo: valore, fonte, data, natura reale o nominale, eventuale fallback dichiarato.
Due binari, mai mescolati
La modalità operativa si determina prima di qualunque calcolo, con il gate dei tre esercizi: la disponibilità di almeno tre esercizi rappresentativi della gestione ordinaria. La data di costituzione in visura è il primo filtro.
Tre o più esercizi puliti
Modalità standard. La crescita storica si scompone in componente di settore e scarto strutturale dell'azienda; i costi si separano in fissi e variabili con la regressione sugli esercizi storici.
- Scomposizione della crescita: settore + spread aziendale
- Fade dello spread nel tempo (mean reversion)
- Regressione costi/ricavi per separare fisso e variabile
- Circolante da DSO, DPO e giorni magazzino storici
- Anno 1 agganciato al provvisorio quando disponibile
Neocostituite e salti dimensionali
Documento di categoria diversa, dichiaratamente tale. La base ricavi viene dalle assunzioni del management validate su fonti ufficiali; la struttura costi da percentuali di settore. Niente regressione, niente spread, niente fade: richiedono lo storico che manca.
- Base dichiarata dal business plan, mai generata dalle fonti
- Validazione di plausibilità su benchmark di settore
- Curva di rampa sui primi esercizi
- Sensitivity obbligatoria sulla base ricavi
- Incertezza maggiore, dichiarata esplicitamente
Esercizio pulito = rappresentativo della gestione ordinaria. Un esercizio distorto da componenti straordinarie, eventi eccezionali o salti dimensionali non conta come osservazione utile: va normalizzato con rettifica dichiarata, oppure escluso. Se gli esercizi puliti scendono sotto tre, scatta il Binario B — mai un previsionale storico «annacquato».
Gli input: architettura a due cerchi
Due report restano confrontabili nella loro onestà perché si sa sempre su quali input ciascuno poggia. Gli input opzionali, quando presenti, sono sempre dichiarati nella tracciabilità.
Obbligatori
- Visura cameraleATECO, forma giuridica, data di costituzione, compagine sociale.
- Tre bilanci CEE storici pulitiSecondo il gate dei tre esercizi (§2); sotto soglia scatta il Binario B.
Condizionati al contesto
- Provvisorio anno in corsoSempre raccomandato; obbligatorio se l'ultimo depositato ha più di ~12 mesi.
- Centrale dei RischiQuando esiste debito bancario rilevante.
- Conto analitico / dettaglio da dichiarazionePer micro e abbreviate (artt. 2435-bis/ter), quando la CEE è troppo aggregata per separare fisso e variabile.
- Dati IVA (LIPE / corrispettivi)Quando serve verificare la solidità del fatturato dichiarato.
Il metodo, fase per fase
Ogni incarico segue la stessa pipeline, nello stesso ordine. La standardizzazione non è rigidità: è ciò che rende due report confrontabili nella loro onestà.
Estrazione e normalizzazione
La CEE è la spina dorsale: schema fisso (art. 2425), comparabile tra esercizi e tra aziende, conto economico per natura — la forma corretta per mappare le voci su fisso e variabile. Il conto analitico è arricchimento opzionale nei casi micro/abbreviata.
Output di fase: tabella storica normalizzata di CE e SP su almeno tre esercizi, con straordinari depurati e ogni rettifica dichiarata, più il set di indici base — margini, rotazioni del circolante (DSO, DPO, giorni magazzino), struttura del debito.
Coerenza incrociata e affidabilità
Gira prima del calcolo. Nessuna singola fonte dà la fotografia vera: la dà la convergenza di fonti non coordinabili. Dove convergono ci si fida; dove divergono c'è la storia — si accende un flag e si abbassa il punteggio di affidabilità. Gli incroci sono descritti in §5.
Driver di proiezione
Ogni voce futura nasce da un driver esplicito, mai da un «+x% a sentimento»: scomposizione settore + spread sui ricavi, regressione fisso/variabile sui costi, rotazioni del circolante, piano del debito su tassi attesi. Il dettaglio in §6.
Ricerca fonti esterne
Le fonti si cercano attivamente e sempre aggiornate al momento dell'elaborazione — i report sono periodici, i numeri in archivio valgono solo come fallback. La ricerca è disciplinata da una gerarchia e da regole obbligatorie (§7), altrimenti produce un numero diverso a ogni elaborazione.
Scenari
Scenario base più varianti, ancorati alle fonti istituzionali: Banca d'Italia pubblica già scenari calibrati (base e avverso), che usiamo come ossatura degli scenari esterni invece di inventarli. Leve interne e variabili esterne restano nettamente separate (§8).
Output standardizzato
Struttura fissa per ogni report: prospetti triennali completi, pagina delle assunzioni, tracciabilità delle fonti, giudizio di affidabilità, commento a driver chiave e sensitivity (§9).
La coerenza incrociata
Gli incroci si eseguono quando le fonti sono disponibili. Il modello porta l'attenzione sul punto da guardare; non sostituisce lo sguardo del professionista.
Nota sulla Centrale dei Rischi. La scrivono le banche, non l'azienda: quasi impossibile da window-dressing. Vede però solo il lato finanziario, non quello reddituale — se l'aggiustamento è su ricavi e margini e non tocca il debito, la CR non lo intercetta. Per questo servono anche il dato IVA e la coerenza interna.
Nota sul provvisorio. Non è un bilancio: mancano le rettifiche di fine anno (ratei, risconti, ammortamenti, rimanenze, imposte) e c'è la stagionalità. Mai annualizzarlo in modo ingenuo — nessun ×2 a giugno: va destagionalizzato e usato con avvertenza di non definitività. In cambio, aggancia l'anno 1 della proiezione trasformandolo, per la parte già accaduta, da stima a dato noto.
I driver di proiezione
Ricavi — Binario A: scomposizione, non media
La crescita storica si scompone in componente di settore e scarto strutturale dell'azienda (lo spread, o «alfa»). Lo spread sfuma nel tempo — mean reversion: un vantaggio competitivo raramente dura immutato a cinque anni — e converge verso la media di settore.
Smorzamento per storia corta o erratica. Con due o tre bilanci si hanno una o due osservazioni di crescita: lo spread è rumoroso. Se la storia è corta o irregolare, lo spread si smorza verso zero e ci si appoggia di più al settore. Il parametro è standardizzato, non discrezionale.
Ricavi — Binario B: la base, non la traiettoria
Le fonti di settore danno la traiettoria, non la base di partenza: nessun report dice quanto fatturerà quel singolo esercizio al primo anno. La base viene dalle assunzioni dichiarate del business plan — capacità produttiva, contratti in essere, investimento previsto, punti vendita — e le fonti ufficiali ne validano la plausibilità. Generare la base dalle sole fonti è inventare un numero travestito da metodo: vietato. L'operatività completa è nell'Allegato A.
Struttura dei costi
Binario A: regressione costi/ricavi sugli esercizi storici per separare fisso e variabile — il metodo standard, abilitato dal gate dei tre esercizi; la CEE per natura agevola la mappatura. Binario B: percentuali di settore, perché manca lo storico per la regressione. Nei casi micro/abbreviata, il conto analitico disaggrega dove la CEE è cieca.
Gli altri driver
DSO · DPO · Magazzino
Rotazioni dai dati storici nel Binario A; benchmark di settore nel Binario B.
Investimenti e ammortamenti
Piano investimenti dichiarato dal management oppure media storica, con piano di ammortamento coerente.
Oneri finanziari
Piano di ammortamento esistente, dati CR (accordato/utilizzato, breve vs medio-lungo) e oneri calcolati su Euribor atteso.
Il protocollo delle fonti esterne
Le fonti si cercano attivamente, aggiornate al momento dell'elaborazione. La gerarchia è disciplinata: si scende di livello solo se il precedente non copre il codice ATECO.
Fonti istituzionali
Banca d'Italia, ISTAT, Rapporto Analisi dei Settori Industriali Intesa Sanpaolo–Prometeia.
Associazioni di categoria
Per i settori non manifatturieri: ANCE (costruzioni), FIPE-Confcommercio (horeca e pubblici esercizi), Conftrasporto/ANFIA (trasporto), Federalimentare (alimentare).
Stampa economica qualificata
Solo se cita le fonti dei livelli superiori.
Mai
Blog, portali SEO, siti commerciali di consulenza.
Le tre regole obbligatorie
Gli scenari
Scenario base più varianti, ancorati alle fonti istituzionali: Banca d'Italia pubblica scenari già calibrati — base e avverso «severo» su shock energetico — che usiamo come ossatura degli scenari esterni invece di inventarli. Ciò che l'azienda decide resta nettamente separato da ciò che l'azienda subisce.
Leve interne — decise dall'azienda
- Pricing, volumi e mix
- Struttura dei costi e organico
- Investimenti
- Gestione del circolante
- Leva finanziaria
Variabili esterne — subite
- Domanda di settore
- Prezzi degli input ed energia
- Costo del denaro (Euribor)
- Inflazione e costo del lavoro
- Cambio e quadro normativo
L'output standardizzato
Struttura fissa per ogni report — è la standardizzazione che rende i previsionali confrontabili.
Il giudizio di affidabilità
Un'azienda che diverge dal proprio trend e mostra tensione in Centrale dei Rischi è il caso in cui il previsionale ingenuo è meno affidabile: i flag si accendono e il punteggio scende. Il giudizio resta del professionista — e di chi legge.
Le regole inderogabili
Binario B operativo — il plan-based
Si applica alle neocostituite, con meno di tre esercizi puliti. Logica opposta al Binario A: la base non si estrae, si dichiara e si valida. Per costruzione l'affidabilità è più bassa — niente storico, niente CR, niente provvisorio da incrociare — e va dichiarato esplicitamente che si tratta di una proiezione plan-based, con incertezza maggiore, non confrontabile alla pari con un previsionale storico.
La sequenza obbligatoria
Base dichiarata
I ricavi di partenza vengono dalle assunzioni del business plan — capacità, contratti, ubicazione, format, investimento — mai dalle fonti di settore.
Validazione di plausibilità
La base dichiarata si confronta con i benchmark di settore. Le fonti validano, non generano.
Tempering dichiarato
Se la base non supera i controlli di plausibilità, si rivede al ribasso e si dichiara la revisione — come per il provvisorio nel Binario A.
Costi da percentuali di settore
Niente regressione: manca lo storico che la abilita.
Curva di rampa
Niente spread e niente fade: l'anno 1 è sotto regime e si converge gradualmente nei primi esercizi.
Sensitivity sulla base ricavi
Output obbligatorio, perché l'intera proiezione poggia su un'unica assunzione critica: la base ricavi dell'anno 1.
I benchmark di validazione (retail e servizi)
Indicatori per il controllo di plausibilità, da aggiornare via ricerca. Quando l'unica fonte disponibile è commerciale o secondaria, i valori si usano solo come range di convergenza e lo si dichiara: le fonti istituzionali non coprono l'economia del singolo punto vendita.
| Indicatore | Calcolo | Cosa verifica |
|---|---|---|
| Fatturato per mq | Ricavi dichiarati / superficie di vendita | Confronto con il range del format e della zona. |
| Scontrini al giorno | Ricavi / (ticket medio × giorni di apertura) | Che il volume implicito sia raggiungibile, al netto della rampa di avvio. |
| Incidenza affitto | % sul fatturato a regime | Più alta in centro e nei format premium. |
| Incidenza personale | % sul fatturato | Secondo format e giorni di apertura. |
| COGS / margine lordo | Per tipologia merceologica | Nel monomarca spesso fissato dal franchisor. |
| Punto di pareggio | Costi fissi / margine di contribuzione | Il fatturato minimo di sopravvivenza. |
La sensitivity obbligatoria
La leva operativa taglia in entrambi i sensi: con costi fissi rigidi, una base più bassa erode l'EBITDA più che proporzionalmente. Il punteggio di affidabilità dipende dalla qualità e specificità delle assunzioni del piano, dal margine con cui la base supera i benchmark e dalla solidità del dato di ubicazione e affluenza.